
Alle sei del mattino nella baia di Phang Nga l’umidità è già al 90% e la temperatura percepita sfiora i 43 gradi. Il sole è ancora velato ma l’aria pesa come una cosa solida, e nel giro di un’ora si apre e diventa la condizione con cui fare i conti per tutta la giornata. La prima cosa utile che ho imparato dalla crew thailandese è stata indossare le sleeves che usano i pescatori locali per proteggersi dal sole. Un dettaglio pratico, ma quando lavori otto ore su un gommone in mezzo al mare ogni scoperta così diventa parte del metodo.
Quel giorno è stato il primo di una serie di giornate in mare per girare le scene sullo yacht di The White Lotus 3. Come fotografo di scena il mio lavoro era documentare la produzione dall’interno: le scene durante le riprese, i momenti tra un ciak e l’altro, la macchina produttiva in movimento. Tutto quello che poi viene usato per la stampa, i materiali promozionali, gli archivi ufficiali HBO.
Un set che si muove sull’acqua

La produzione di The White Lotus 3 è stata distribuita tra Phuket e Koh Samui per diversi mesi, con set che cambiavano ogni giorno e condizioni diverse ogni ora. Gli interni al Four Seasons di Koh Samui erano controllati, la luce prevedibile, il set statico. Gli esterni in mare erano l’opposto.
Per le scene sullo yacht la produzione ha messo in acqua una flotta: lo yacht principale (quello che si vede nella serie), barche per la regia e il monitor, gommoni di supporto che facevano la spola con personale, acqua, cibo, strumentazioni. Tutto coordinato via radio. Per ragioni di sicurezza sullo yacht potevano salire solo poche persone alla volta, quindi c’era un battello per la crew reperibile tutto il giorno e un flusso continuo di gommoni che spostavano chi serviva dove serviva.
La baia di Phang Nga è il luogo dove nel 1974 è stato girato L’uomo dalla pistola d’oro con Roger Moore. Rocce calcaree che emergono verticali dall’acqua verde, visibilità per chilometri, luce che cambia colore ogni quindici minuti. Non è un posto che ha bisogno di essere abbellito, ha bisogno solo di essere guardato.
I tempi del mare
Un set in mezzo al mare ha un ritmo diverso da qualsiasi altro. Ci sono i momenti di massima concentrazione durante le riprese e poi lunghe pause tra un setup e l’altro in cui non succede quasi nulla. In quei momenti il lavoro del fotografo di scena non si ferma, cambia soggetto: la baia, la crew, il contesto umano intorno alla produzione. Qualcuno dormiva sul ponte dello yacht, qualcuno lavorava, qualcuno chiacchierava. Un membro della crew aveva portato un kit per scolpire gioielli con la tecnica della cera persa. Le persone che lavorano nel cinema vivono come al circo, quel set è la loro famiglia, si conoscono passando praticamente ogni ora di veglia insieme per mesi. Raccontare quei momenti fa parte del lavoro tanto quanto documentare le scene.
La foto del cast e i 3-5 minuti che contano

La foto con tutto il cast sulla spiaggia è una foto di rito che si fa ad ogni stagione della serie. In questa terza stagione è toccata a me. È stato Mike White a comunicare alla produzione che andava fatta. Gli assistenti di regia portano gli attori sul set, li coprono con ombrelli per non farli scottare, ma insieme a loro arrivano costumisti e make up artist che devono controllare che tutto funzioni. Hai circa 3-5 minuti per orchestrare le posizioni e fare gli scatti giusti, poi il momento è finito.
Sono i momenti in cui devi essere un cecchino. Sangue freddo, controllo, concentrazione. La stessa rapidità di lettura che serve in quei minuti con un cast internazionale su una spiaggia in Thailandia è quella che serve su un set food quando la luce naturale entra da una finestra e hai venti minuti prima che cambi. Il contesto è completamente diverso, il meccanismo mentale è lo stesso.
Cosa insegna una produzione di questa scala

Lavorare su produzioni internazionali di questo livello cambia il modo in cui pensi all’immagine. Non perché le produzioni piccole siano meno interessanti (spesso lo sono di più, c’è meno distanza tra chi decide e chi esegue), ma perché la scala ti costringe a sviluppare la capacità di lavorare bene in condizioni che non controlli. La luce è quella che è e cambia mentre stai scattando. Non puoi riposizionare niente oltre un certo limite. Devi leggere quello che succede in tempo reale e decidere in fretta. È un tipo di improvvisazione tecnica che si costruisce solo facendola, e che poi si porta in ogni progetto successivo.
Alla fine quello che un’esperienza come questa insegna (oltre alle competenze tecniche e alla familiarità con standard produttivi che non si trovano altrove) è una cosa semplice: fidarsi del processo. Accettare che il controllo è sempre parziale e che la capacità di adattarsi alle condizioni conta più della capacità di prevederle. È qualcosa che incide su ogni lavoro che faccio adesso, indipendentemente dalla scala.
The White Lotus 3 è uscita a febbraio 2025, è diventata la stagione più vista della serie con una media di oltre 12 milioni di spettatori per episodio, ha ricevuto 23 nomination agli Emmy e la quarta stagione è già confermata sulla Costa Azzurra. Koh Samui ha visto un aumento del 65% nelle prenotazioni dopo la messa in onda. Sono numeri che danno un’idea della portata di quello che stavamo costruendo, anche se sul momento l’unico numero che conta è quanti minuti hai prima che la luce cambi.
