Fotografia gastronomica
Food
La fotografia gastronomica come forma di ascolto. Non si tratta di rendere il cibo "appetitoso", ma di capire cosa un piatto vuole dire e trovare il modo di tenerlo in un'immagine senza perderlo.
La prima cosa che faccio con uno chef sono domande. La cosa più importante, all'inizio, credo sia familiarizzare con il posto e le persone che ci lavorano. Quello che mi interessa di più capire, è quale sia l'idea dietro la proposta gastronomica che viene fatta. Cosa vuole dire lo chef. Da quel momento in poi il lavoro è capire come tradurre quell'idea con la macchina fotografica.
Il metodo
Partire dal piatto, non dall'estetica
Fotografare il cibo in modo interessante richiede, prima di tutto, di capire il cibo che si sta fotografando. Questo sembra ovvio ma non è il modo in cui funziona la maggior parte del lavoro food commerciale, dove una formula stilistica si applica a qualsiasi soggetto indipendentemente da quello che è. Quello che faccio invece è partire da quello che uno chef vuole comunicare: la tecnica dietro il piatto, il rapporto con le materie prime, la stagione che racconta, la memoria che porta con sé. La fotografia viene dopo, come tentativo di tenere tutto questo in un'immagine senza appiattirlo.
In pratica questo significa passare tempo in cucina prima di scattare, capire il ritmo del servizio, guardare i processi. Le immagini migliori non si costruiscono, si trovano nel momento in cui si sa abbastanza di un posto da riconoscerle.
Progetti e collaborazioni
Le cucine con cui lavoro
Nel tempo questo modo di lavorare mi ha portato all'interno di alcune delle cucine più precise in Italia e di conoscerne icone consolidate e nuove grandi promesse. Ho fotografato Niko Romito, Heinz Beck, Tommaso Tonioni da ARSO, con cui ho costruito un immaginario che dura ormai da anni, basato sulla materia cruda, sull'attesa, su un rigore che viene dal territorio. Ogni cucina parla in modo diverso e applicare la stessa formula a tutte renderebbe il mio lavoro inutile, o per come la vedo io, impreciso: se rappresentassi tutto il cibo nello stesso modo, sembrerebbe che lo stesse cucinando sempre la stessa persona.
Lavoro anche con Domenico Marotta, con Giulio Gigli a UNE e con altre piccole realtà che cercano questo stesso approccio alla propria comunicazione. Ogni collaborazione ha avuto una propria logica visiva, costruita a partire dal progetto gastronomico, non imposta dall'esterno.



Output
Cosa produce il lavoro
Il materiale che produco copre l'arco completo della comunicazione visiva di un ristorante: immagini per il menu e per il sito, fotografie per i social, materiale per l'editoriale e per la stampa. Ho pubblicato su Cook_inc., Gambero Rosso e Puntarella Rossa, Food&Wine Italia, Bromio e molti altri. Ho lavorato su campagne pubblicitarie e su documentazione di processo. La distinzione tra il lavoro editoriale e quello commerciale è importante e cerco di mantenerla precisa in ogni progetto.
Per i locali con cui lavoro in continuità nel tempo (vedi Direzione Visiva) il risultato più importante non è la singola immagine ma la coerenza accumulata: un corpus visivo che nel tempo diventa riconoscibile e racconta qualcosa di specifico su quel posto.









Se hai un progetto gastronomico con un'identità che vuoi comunicare e vuoi capire se ha senso lavorare insieme, contattami. Sarò felice di parlarne insieme, darti dei consigli e vedere se ci sono i presupposti per una collaborazione.
Scrivimi per cominciare