Quanto costa uno shooting fotografico prodotti per e-commerce
Questo articolo è rivolto a chi vuole saperne di più sugli shooting per e-commerce e massimizzare un investimento di quel tipo.
Se non è quello che stai cercando, puoi evitare di leggerlo.
Quando mi arriva la richiesta di fotografare i prodotti di un e-commerce, la prima cosa che penso è che sto per essere l’unica cosa che il cliente finale toccherà di quel prodotto. Non potrà girarlo in mano, non ne sentirà il peso, non vedrà come cambia il colore alla luce della sua cucina. Avrà solo quello che gli mostro io, su uno schermo da sei pollici, per due o tre secondi. È una responsabilità che non ha niente a che vedere con l’estetica: riguarda il fatto che quella persona, quando apre il pacco, deve ritrovare esattamente la cosa che aveva visto (e se non la ritrova, quello che si è rotto non è la vendita, è la fiducia, e con quella se ne va anche la possibilità che torni una seconda volta).
Per questo, quando qualcuno mi chiede quanto costa, la prima domanda che gli faccio non riguarda le foto che vuole ma i prodotti che ha, ed è da lì che comincia qualsiasi numero sensato.
La risposta breve, se hai fretta
Una cifra esiste ed è giusto dartela subito. In Italia, uno shooting fotografico di prodotto destinato a un e-commerce si muove indicativamente tra i 700 e i 1.000 euro per una giornata di set con la post-produzione inclusa, che copre un catalogo piccolo di venti o venticinque immagini su prodotti semplici; tra i 1.500 e i 2.200 euro per un catalogo medio, quaranta o sessanta immagini su due giornate; e oltre i 2.500 euro quando i prodotti sono complessi (capi da stirare e montare, oggetti da assemblare, referenze con molte varianti di colore) o quando servono scatti in contesto d’uso e un breve video per prodotto. A queste cifre va aggiunta, come voce separata, la licenza d’uso, che dipende da dove e per quanto tempo userai le immagini.
La cosa importante, però, è che sopra una certa soglia questi lavori non si quotano più a giornata: si quotano sul volume di immagini finite. È la differenza che sposta di più il preventivo, e nel resto dell’articolo provo a spiegarti perché.
Perché il prezzo di un catalogo si fa sul volume e non a giornata?
Un servizio fotografico la maggior parte delle volte si misura in giornate perché ogni giornata produce una cosa diversa: un piatto, una sala, un ritratto. E perchè essenzialmente che si allestiscono diversi set per diverse foto e il numero di foto che si produce è molto variabile. Un catalogo e-commerce ha un aspetto piuttosto singolare: una volta che il set è costruito e la luce è ferma, la giornata non è più l’unità di misura principale; quello che conta è quanti prodotti riesco a farci passare dentro e quante immagini finite escono dall’altra parte.
Prendi un lavoro tipico, un brand alimentare che sta costruendo il suo shop: una quarantina di immagini finite tra prodotto in confezione e prodotto cotto, due giornate di set. Quotarlo a giornata darebbe un numero che non descrive niente, perché la seconda giornata costa a me molto meno della prima (il set è già in piedi, la luce già decisa, il colore già calibrato) e farebbe pagare due volte una cosa costruita una volta sola. Quotarlo sul volume dice invece esattamente quello che compri: quaranta schede prodotto pronte.

La conseguenza pratica, quando confronti due preventivi, è che chi ti fa un prezzo a pacchetto senza aver visto la lista dei prodotti sta tirando a indovinare, e il rischio non è pagare troppo, è ritrovarti con un pacchetto tarato su un catalogo che non è il tuo. Ho scritto altrove, più in generale, perché due preventivi con la stessa cifra non sono la stessa cosa: sul prodotto vale ancora di più, perché la variabile nascosta non è il talento di chi scatta, è il numero e anche di che prodotti si parla. Fotografare un rubinetto cromato che riflette ovunque è una cosa, fotografare una borsa è un’altra.
Quante foto servono per ogni prodotto?
Non esiste un numero valido per tutti, ma esiste un criterio, e non deriva da un’opinione personale. Il criterio è: quali domande si farebbe una persona prima di comprare senza poter toccare l’oggetto. Ogni immagine in più dovrebbe rispondere a una di quelle domande, non aggiungere una variazione estetica.
In pratica, per prodotti semplici e cataloghi ampi, tre o quattro immagini bastano: frontale, laterale, un dettaglio di materia e il packaging. Per la maggior parte dei cataloghi ne servono cinque o otto, cioè le stesse più le angolazioni che chiariscono la forma, un riferimento di scala (la domanda più frequente e meno soddisfatta di tutto l’e-commerce è quanto è grande?) e almeno uno scatto in contesto d’uso. Sui prodotti che competono sulla percezione, un vetro, un capo, una confezione che deve sembrare un regalo, si arriva a dieci o dodici, e lì un video breve incide più di tre foto in più, perché restituisce la parte di informazione che normalmente si otterrebbe girando l’oggetto tra le mani.

Cosa si decide prima di accendere le luci?
La parte che molti sottovalutano succede prima che io metta piede in studio, ed è anche quella che determina il preventivo, perché con le luci già accese ogni problema costa tempo, e il tempo su un catalogo si moltiplica per il numero di referenze.
Servono due cose sole. La prima è la lista degli scatti, prodotto per prodotto e variante per variante, che non è burocrazia ma l’unica cosa che impedisce di fotografare a memoria e di accorgersi dei buchi quando il catalogo è già online e i campioni sono già tornati in magazzino. La seconda è un riferimento visivo, anche solo lo screenshot di un catalogo che ti piace, perché in un secondo dice che temperatura deve avere la luce (la pulizia quasi clinica di un cosmetico, l’immaginario che vuole evocare un prodotto artigianale, la trasparenza fredda di un vetro) e taglia via quasi tutti gli equivoci tra chi commissiona e chi scatta. Il resto è logistica, che sembra un dettaglio e invece è la voce che fa slittare i lavori: in che stato arrivano i campioni, stirati e montati oppure no, e quanto tempo serve per rimettere in ordine ogni prodotto tra uno scatto e l’altro. Per farla semplice, va organizzato al meglio il flusso di lavoro.

Perché la coerenza vale più della singola foto?
Quando si fotografano prodotti non sto cercando la foto pubblicitaria. Sto cercando che la duecentesima foto somigli alla prima e che il valore di ogni prodotto rappresentato sia trasmesso solo dal prodotto e non da un aspetto tecnico della foto.
Un catalogo dove ogni immagine è impeccabile ma la luce cambia impercettibilmente di giorno in giorno risulta, alla fine, meno professionale di uno shooting più semplice ma uniforme, e il motivo è che l’occhio legge una griglia prima di leggere una foto. In una pagina di listino non guardi mai un prodotto solo: li vedi tutti insieme, e le differenze di temperatura e di angolo saltano fuori come una stonatura e anche chi non saprebbe dire esattamente cosa non va, sa che qualcosa è fuori posto.



Per questo tengo fisso tutto quello che si può tenere fisso, la stessa focale, la stessa altezza della camera, la stessa configurazione delle luci per l’intera categoria, e verifico i colori con un ColorChecker all’inizio di ogni sessione invece che a occhio, in postproduzione. Sono accorgimenti poco romantici, ma è da lì che passa la differenza tra un catalogo che sembra costruito da un progetto e uno che sembra realizzato improvvisando il giorno in cui si scatta.
La stessa logica vale in post-produzione, dove il lavoro non è abbellire ma far corrispondere.

Conviene farle da soli o affidarsi a un fotografo?
Il fai-da-te ha senso quando il catalogo è molto ampio e il margine per prodotto è ridotto, quando stai validando un prodotto nuovo prima di investirci davvero, o quando non lavori su prodotti di buona qualità e che cambiano spesso, o quando in casa c’è già una competenza fotografica reale (che non vuol dire uno smartphone buono, vuol dire qualcuno che sa cosa fa la luce quando la sposti di trenta centimetri). Un fotografo ha senso quando il prodotto compete sulla percezione di qualità e non solo sul prezzo, quando il catalogo deve restare coerente nel tempo attraverso più sessioni, o quando il tasso di reso ti sta già dicendo che le immagini promettono qualcosa che il prodotto non mantiene.
Essenzialmente, se ti interessa che la percezione di qualcuno che vede il tuo prodotto sia abbastanza buona da colpire e aumenti le probabilità di convertire una visita in una vendita, mi affiderei a un professionista. Se ami profondamente i tuoi prodotti e vuoi trasmetterlo ai tuoi clienti, affidati a un professionista.
Domande frequenti
Quanto costa fotografare 50 prodotti per un e-commerce?
Con tre o quattro immagini per prodotto si arriva intorno alle 150-200 immagini finite, cioè due o tre giornate di set. La forbice realistica è tra i 1.500 e i 2.500 euro, post-produzione inclusa. La cifra esatta dipende da quanto tempo richiede la preparazione fisica di ogni referenza.
Quanto dura uno shooting per un catalogo e-commerce?
La variabile più grande è il tipo di prodotto e quanto ci vuole per allestirlo. Superfici specchianti, pieghe da stirare, riflessi dei materiali, complicano il lavoro e se non si vuole ottenere un’immagine dozzinale del prodotto, si finirà per dedicarci del tempo. Oggetti piccoli, opachi, tutti delle stesse dimensioni, renderanno il lavoro molto più spedito e automatico aumentando moltissimo la produttività. Generalmente, anche per massimizzare la resa una volta scelto di fare l’investimento, difficilmente uno shooting prende meno di 2 giorni.
Che formati e requisiti servono per Amazon e Shopify?
Amazon richiede fondo bianco puro sull’immagine principale, il prodotto che occupa almeno l’85% dell’inquadratura e un lato lungo di almeno 1.600 pixel per attivare lo zoom. Shopify non impone vincoli ma rende meglio con rapporti uno a uno o quattro a cinque. Vanno decisi prima dello shooting, non dopo.
Posso usare le foto del catalogo anche per la pubblicità?
Dipende dalla licenza d’uso concordata. L’uso su sito e social del brand è una cosa, una campagna a pagamento o la cessione a un rivenditore è un’altra e ha un valore diverso. È comunque importante dichiarare all’inizio qual è la destinazione d’uso che le foto dovranno avere in modo da poter mettere in condizioni di produrre il risultato migliore possibile per quella finalità.
Una nota
Questo non è un articolo che vuole vendere direttamente un servizio. È un articolo che vuole informare su qual è il modo più professionale di porsi nel caso in cui quel servizio ti serva. Tanta gente si richiede un servizio senza sapere cosa comporta e come può metterlo meglio a frutto. In molti casi, soprattutto all’inizio, se quello che ti serve davvero è validare un prodotto in fretta e spendere quei soldi altrove, probabilmente non è ancora il momento di investire in un catalogo professionale dei tuoi prodotti, e ti direi io stesso di non farlo. Questo è un articolo che prova a spostare la domanda da quanto costa una foto a quante immagini mi servono e per quanto devono durare, perché è da lì che un preventivo comincia ad avere un senso leggibile invece di essere un numero da confrontare con un altro numero.
Se stai per lanciare uno shop o rifare le foto di un catalogo che non ti convince più, scrivimi per un parere a riguardo e mandami la lista dei prodotti: lavoro da Roma, in tutta Italia.